© Alberto Clima - iscritto all'albo dei consulenti finanziari abilitati all'offerta fuori sede
Delibera Consob n°686 del 30/07/2015

www.albertoclima.it

Informativa sulla PrivacyInformativa sui Cookie

Il piacere edonistico dello stock picking

2021-05-16 18:01

Array() no author 81491

Approfondimenti,

Il piacere edonistico dello stock picking

Chi di noi non ha un amico che ha “fatto i soldi in borsa” acquistando azioni di Tesla, Nio, Amazon o Facebook?La tentazione di guadagni rapidi e ingenti


Chi di noi non ha un amico che ha “fatto i soldi in borsa” acquistando azioni di Tesla, Nio, Amazon, Flat Glass, Celsius Holdings o Facebook?


La tentazione di guadagni rapidi e ingenti è sempre forte e la soddisfazione di aver selezionato l’azienda giusta, capace di regalare grandi performance, è di indubbio fascino edonistico.


Tuttavia, è bene saper distinguere tra investimenti e scommesse. Investire significa molto di più che scegliere le singole azioni o obbligazioni da acquistare. Ogni volta che acquistiamo un titolo scegliamo, implicitamente, di non acquistarne altri. Nel mondo esistono oltre 40.000 aziende quotate e circa 4.000 emittenti di obbligazioni corporate, cui si aggiungono banche, assicurazioni, governi, organismi semigovernativi e istituzioni sovranazionali. Pensare di poter individuare le migliori opzioni possibili in questo immenso mare di opportunità significa peccare quantomeno di ingenuità se non di presunzione.


È proprio per questa ragione che si è sviluppato enormemente il mercato degli ETF (exchange traded funds), ossia strumenti di investimento diversificati che permettono di acquistare interi panieri di azioni tra loro omogenee per settore industriale, area geografica o mercato di riferimento. Ad esempio, invece che acquistare solo Apple, Amazon e Alphabet (più nota come Google), si può acquistare un ETF sul Nasdaq 100, ossia l’indice delle cento maggiori azioni tecnologiche quotate sul mercato americano.
Investire mille Euro su un simile strumento finanziario significa acquistare, in un colpo solo, tutte le cento maggiori aziende tecnologiche americane.


Ma perché dovremmo preferire l’ETF alle sole tre azioni Apple, Amazon e Alphabet? Se le tre aziende citate si dimostreranno le migliori del listino, allora guadagneremo molto di più concentrando il nostro denaro solo su quelle. Se, viceversa, comprassimo altre novantasette aziende meno virtuose, il risultato del nostro investimento risulterebbe fortemente impoverito.


Per quanto apparentemente ragionevole, questa obiezione nasconde in sé due ipotesi tutt’altro che ragionevoli:


Ipotesi 1 – siamo certi che saranno proprio quelle tre le aziende che faranno meglio nel comparto dei titoli tecnologici americani.


Ipotesi 2 – siamo certi che il prezzo al quale acquistiamo quei titoli non sia già cresciuto troppo. Perché un investimento sia profittevole, infatti, non basta che abbia ad oggetto un’azienda sana con buone prospettive di crescita. Occorre anche che il prezzo che paghiamo non incorpori già queste aspettative e lasci spazio, quindi, ad un ulteriore apprezzamento.

Ma c’è di più


Un’altra assunzione che lo stock picker, spesso inconsapevolmente, opera, è quella di aver individuato il settore ed il mercato che saranno i più profittevoli nel prevedibile futuro. Se, per restare al nostro esempio, scegliamo aziende tecnologiche, allora escludiamo il settore delle biotecnologie, dei trasporti, delle energie alternative, dei metalli industriali e tanti altri. Analogamente stiamo escludendo i grandi paesi produttori di materie prime (i cosiddetti commodity countries), le economie di frontiera (come l’Africa sub sahariana), o i paesi del nord Europa.


E ancora, se concentriamo i nostri soldi esclusivamente nel mercato azionario, ci priviamo della possibilità di beneficiare di altre categorie di attivi come le materie prime, gli immobili, il private debt, le obbligazioni high yield e quant’altro.


Per tutte queste ragioni possiamo dire che acquistare poche singole azioni assomiglia più ad una scommessa che ad una strategia di investimento.

ETF vs Fondi attivi


I

l vantaggio degli etf, l’abbiamo detto, è quello di allargare il raggio d’azione dei nostri investimenti riducendo, così, il rischio di trovarci con le azioni sbagliate in portafoglio. Se crediamo che la robotica avrà un futuro luminoso, possiamo acquistare un etf che investe nell’indice rappresentativo delle maggiori società attive in questo comparto. Se, però, pensiamo che ci saranno vincitori e vinti, nell’ambito dello stesso settore, allora vorremo cercare di concentrarci sugli uni evitando gli altri. I fondi attivi (tipicamente nella forma giuridica di SICAV) nascono proprio per questo. In essi, un team di gestori specializzati in quello specifico settore, si preoccupa di selezionare le aziende più promettenti, monitorare eventuali new entry, vendere quelle sopravvalutate ed acquistare quelle sottovalutate.



I fondi attivi, evidentemente, presentano costi di gestione maggiori degli etf ma, quando i gestori sono capaci, generano rendimenti superiori anche al netto dei maggiori costi.